Concassage

Ieri, mentre accompagnavo Nicolò a scuola, ho visto una di quelle bandiere con su scritto: “ANDRA’ TUTTO BENE”.
Pendeva da un balcone. Era scolorita, lisa, ingiallita.

Sopra di lei c’era una signora anziana, in vestaglia, che dava acqua a delle piante.

Ho pensato: “cazzo, è passato un anno”.
Poi mi sono fatto quattro conti in testa e ho capito che no, ancora non è passato un anno.

Volevo fare una foto, poi ho rinunciato.

Equilibristi

Tra qualche giorno Egle compierà due anni.

E io ho finalmente accantonato la pretesa di coniugare assieme “il tempo da dedicare al lavoro” e il “tempo da dedicare ai figli”, di trovare un equilibrio. È semplicemente impossibile.

D’altra canto, l’equilibrio appartiene a ponti, tavoli, librerie, edifici, tutta roba squisitamente inanimata, incapace di procreare. Forse appartiene anche a qualche specie animale o a qualche strana categoria di insetti o molluschi o licheni, capaci di riprodursi, non lo so, può darsi, perché escluderlo?

Ad ogni modo, da quel che vedo in giro, a noi genitori, mi sa che è tragicamente precluso.

Post, commenti

In questi mesi mi è capitato spesso di leggere post o commenti su fb e pensare che siano allo stesso tempo molto intelligenti e immensamente stupidi.

Molto intelligenti perché pieni di acume e roba sensata da dire sulla situazione attuale.

Immensamente stupidi perché tentare di eliminare l’irrazionalità altrui, dal mio punto di vista, è banalmente irrazionale, specie quando quell’irrazionalità informa una visione del mondo.

Sbaglierò, ma non credo che l’irrazionalità possa essere estirpata, è parte del nostro orizzonte di senso, lo costituisce tanto quanto la razionalità. Vanno in coppia, inutile illudersi di poterle separare.

Vediamo se mi sbaglio.

Non so, forse

Non so, forse un tempo, quando ancora io e Vale eravamo semplicemente una coppia come tante altre, avevo ancora dei pensieri autonomi, non automatici.

Adesso ho solo piccole illuminazioni che si alternano a immense praterie di oscuri presagi conditi da lugubri latrati. Credo che ciò sia dovuto a un qualche danno irreparabile alle sinapsi. Si attivano e si spengono a casaccio.

Negli squarci di luce riesco a ricordarmi dei lacerti della vita passata, anche se in maniera confusa.

Nelle immense distese di oscurità, mi guardo attorno per capire se la puzza che sento proviene dal culettino di Egle o meno.

Il crepitìo

E in questi giorni, ogni volta che prendo in braccio Egle o Nicolò, e sposto il peso da una parte all’altra, riesco a percepire nettamente lo sfrigolio dei dischi vertebrali che si avvicinano pericolosamente al punto di rottura.

È un rumore strano, riesce a essere estremamente angosciante, senza mai smettere di essere affascinante. Una sorta di schiocco seguito da laceranti scricchioliì che culminano in un oscuro, inspiegabile, inquietante crepitìo.

In questi casi, essere diventato stoico aiuta parecchio. Prima avrei pensato: “Ok, è finita, resterò paralizzato a vita”, adesso penso: “Toh, guarda, sono ancora in grado di muovere tutti e quattro gli arti, ma pensa te che bizzarra botta di culo”.

Nei momenti migliori riesco persino a saltellare, una cosa a suo modo incredibile per uno che oramai si trascina zoppicando oscenamente, tra lancinanti dolori e terribili deprivazioni.