Occhiali scuri

L’unico comune diventato zona rossa causa covid, quaggiù in Sicilia, finora è Randazzo.
Ieri, sono andato in giro un po’ sulle bacheche facebook di tutti i randazzesi che conosco e dei loro amici.
Ho trovato un sacco di selfie di gruppo. Molti di questi sono simili. Due o tre persone, spesso poco più che ragazzini. Uno di essi, quello al centro, indossa sempre grandi occhiali scuri e ha il capo reclinato. E sotto, in arial come nei meme, la didascalia: “Week end con il morto”.

E niente, pur sapendo che tutto questo è sbagliato e, per certi versi, raccapricciante, ho riso come non ridevo da tempo.

Chapeau, ragazzi. Chapeau.

Spritz

Sabato, in cartolibreria, in fila prima di me c’erano due persone, un vecchio e un giovane.

Il vecchio era scandalizzato. «Com’è possibile», chiedeva alla commessa avendo cura di farsi sentire da tutti gli astanti, «che le scuole siano ancora aperte? Non si rendono conto che così ci condannano tutti a morte?» La commessa lo guardava placida. «Fosse per me, chuderei tutti i giovani a casa, un bel lockdown mirato, esteso soltanto a chi ha meno di trent’anni, in modo da preservare i soggetti più fragili. È profondamente ingiusto che IO devo mettere a repentaglio la MIA vita, soltanto per consentire a quattro ragazzotti di bere il loro spritz».
È scomparso poco dopo, trascinandosi dietro una busta piena di quadernoni per i nipoti.

«Io sono dell’avviso esattamente opposto», ha detto il giovane, una volta arrivato al bancone, a voce altrettanto alta. «Le città sono piene di vecchiacci senza mascherine che affollano gli autobus, le strade, i negozi, i pub. Sa quanti ne ho visti seduti ai tavoli a bere spritz? Vogliono preservarsi? Che se ne stiano chiusi a casa. Lo Stato dovrebbe fare un bel lockdown generazionale. Hai più di sessant’anni? Sei un soggetto fragile? RESTA A CASA, PRESERVATI! E non rompere le scatole al resto del mondo». In realtà voleva dire “palle”, ma sul più bello ha virato su “scatole”.
Ho apprezzato il suo controllo del linguaggio, anche se sono certo che la commessa lo avrebbe fissato con quel suo modo placido di stare al mondo comunque.

Quando anche il giovane è scomparso, trascinandosi dietro una busta piena di testi universitari fotocopiati in nero, è arrivato il mio turno. Ho comprato decine di colori a matita, temperini e fogli di cartoncino di diversi colori.
Avevo anch’io voglia di dire la mia su lockdown, ma mi era rimasto poco con cui prendermela – i malati terminali, i dializzati, i mancini – ho preferito lasciare perdere. Sono rimasto in silenzio, a vedere il conto lievitare senza controllo.
La commessa mi ha fissato un po’ stupita, poi è tornata al suo solito sguardo placido.

Tornando a casa, ho visto nuovamente il vecchio e il giovane. Erano seduti a un tavolo. Sorseggiavano spritz con le mascherine attaccate al gomito. Discutevano amabilmente di qualcosa.
Mi sono tolto la mascherina, l’ho appesa al gomito e mi sono unito alla compagnia. Mi hanno spiegato che fosse per loro, avrebbero messo in quarantena i froci, SOPRATTUTTO i froci.
«Quelli lì hanno portato l’HIV, vuoi che non portino ANCHE il covid?»
Li ho guardati sfoderando il mio sguardo placido delle grandi occasioni e ho ordinato un terzo spritz.

En passant

Mi ricordo che da giovanotto mi dicevano spesso: «Vedrai quando avrai quarant’anni. Lì ti voglio». Lo facevano soprattutto i cinquant’enni.

Beh, adesso, ho quarant’anni e onestamente non vedo granché.Ma forse alludevano proprio a questo.È qui che mi volevano.

Per verificarlo, ho preso la mia DeLorean, l’ho caricata di plutonio, l’ho portata a 88 miglia orarie e sono andato a chiederlo a ciascuno di loro. Superato lo sconcerto iniziale di vedermi tanto grasso e tanto brutto, quasi irriconoscibile, mi hanno tutti risposto che sì, effettivamente era lì che mi volevano.

En passant ho baciato la mamma di Trump al suo primo ballo, nel giorno in cui avrebbe dovuto coronare la cotta per suo padre.

È stata dura, ma se ho fatto bene i calcoli, al mio ritorno il mondo dovrebbe essere un pochino migliore.

Come sempre

Al panifico, mentre aspettavo coscienziosamente il mio turno sbavando e latrando, pensavo che dovremmo applaudire i panettieri quando ci consegnano quelle loro buste di carta piene di rame di napoli, non i piloti dopo l’atterraggio. I primi ci salvano la vita, i secondi badano solo a fare il loro dovere.La nostra riconoscenza va alle persone sbagliate.

E avrei anche applaudito – per rimarcare questo mio concetto e metterlo finalmente in pratica, ed essere il primo uomo di una nuova era, più equa e più giusta, più attenta a ripartire equamente applausi e approvazione – ma avevo le mani poggiate contro il bancone, a pochi centimetri dalle rame di napoli alla nutella, e quelle infami non avevano alcuna intenzione di spostarsi da lì.

Hanno dovuto trascinarmi fuori a forza.Come sempre.

Apperò

Al supermercato c’era una boccettina di vetro contenete del sale grosso di colore rosa screziato proveniente dall’Himalaya. Secondo l’etichetta, quel sale aveva circa cinque mila anni.

“Apperò”, ho pensato.

Poco dopo, sulla confezione era riportata anche la data di scadenza: 20 Ottobre 2020. “Sono arrivato tardi”, ho pensato, e l’ho rimessa a posto.